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Passa a Linux se...
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18 - Devi lavorare con tante finestre aperte.


In Windows, iniziando ad aprire diversi programmi, ad esempio, Word, Internet Explorer, il client e-mail, il programma di messaggistica istantanea, l'esploratore di file e cartelle, come si fa a non perdersi nella confusione generata da tutte quelle finestre aperte?

In Linux esistono i cosiddetti ambienti di lavoro (workspace). Significa semplicemente che l'unico video di cui si dispone può farsi in due, quattro, venti, quanti se ne desidera. Certo, non tutti quanti insieme, ma questo poco importa, infatti, i nostri occhi non possono guardare contemporaneamente in direzioni diverse. Nel primo desktop (ambiente) si può svolgere l'attività di scrittura con tutti programmi del caso aperti in altrettante finestre. Il secondo desktop può essere dedicato ad Internet: browser, messaggistica istantanea, etc. Nel terzo si può decidere di svolgere l'attività di programmazione: editor, compilatori, console, etc. Così, mentre si sta svolgendo una attività e si vuol dare uno sguardo al web non c'è bisogno di scovare il browser tra tutte le finestre (magari è proprio dietro a tutte!). Basta un click per selezionare l'ambiente di lavoro dedicato e voilà, eccolo immediatamente affiorare. Basta sapersi organizzare.

Basta dare un'occhiata alla barra delle applicazioni per scorgere il commutatore di desktop (workspace switcher), normalmente è costituito da 4 rettangolini affiancati, ognuno corrispondente ad uno schermo virtuale. Il tutto è, naturalmente, programmabile e se 4 non sono sufficienti è possibile impostarne quanti se ne vuole. Il primo a sinistra è evidenziato in quanto quello in uso. Per passare ad un altro basta cliccare su quello desiderato (ognuno mostra una piccola anteprima delle finestre che contiene: inizialmente gli altri tre sono vuoti).
















Linux
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Colui che pensa di più, dirà il minimo di quell'ineffabile essenza che chiamiamo Spirito. Possiamo intravvedere Dio nei fenomeni grezzi e in qualche modo distanti della materia; ma quando tentiamo di descriverlo e di definirlo, sia il linguaggio che il pensiero ci abbandonano, e restiamo impotenti, come stolti e selvaggi. Quell'essenza rifiuta di essere tradotta in proposizioni.
Ralph Waldo Emerson

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