Linux Base - Installazione
Edizioni ByteMan



Avvio da CD

Per avviare il computer con il Cd Knoppix Live occorre essere certi che BIOS sia configurato per effettuare il boot da CD. E' sufficiente eseguire una verifica. Molto spesso i personal computer sono configurati in modo tale che la prima periferica ricercata all'avvio del sistema operativo sia il lettore di dischetti. Nel momento in cui non viene trovato alcun dischetto la seconda periferica ricercata è il lettore di cdrom. Se il lettore non contiene alcun CD allora il sistema operativo viene lanciato a partire dal disco rigido. In questo caso l'avvio di Knoppix non richiederà alcuna operazione accessoria.
Se la configurazione di avvio del vostro computer non coincide con quella appena descritta, allora è indispensabile modificarla configurando il Setup (Bios). Per accedere al Bios è sufficiente premere un tasto, di solito F2 o Canc, subito dopo aver eseguito l'accensione del computer. Si deve avere l'accortezza di premere il tasto prima di udire il classico beep che si sente all'avvio del computer. Nel caso non si sappia quale tasto premere ecco un link (in inglese) con un elenco di produttori di BIOS e il tasto corrispondente da premere subito dopo l'accensione. A questo punto, comparirà una finestra (Bios Setup Utility) che occupa l'intero schermo con un menu.



Qualsiasi modifica del Bios non verrà presa in considerazione se non quando si uscirà da esso. Per uscire si hanno due scelte: "uscire senza salvare" oppure "uscire salvando" le modifiche. Tra le indicazioni presenti sullo schermo dovrebbe comparire il menu Boot. Cliccando su questo menu si può modificare l'ordine in cui vengono lette le periferiche "Boot Device" al momento dell'avvio.



Di solito si hanno diverse scelte: first boot device (prima periferica di avvio), second boot device (seconda periferica di avvio), ecc. E' opportuno che ci sia il seguente ordine:

  1. Lettore di dischetti (Removable Devices)
  2. Lettore di CD (Atapi cd drive)
  3. Disco rigido (Hard drive)

O quanto meno che il CD preceda il disco rigido. Realizzata la configurazione si esce (di solito premendo Esc), e la finestra assumerà il seguente aspetto:



A quel punto il sistema chiederà se si vogliono o meno salvare le modifiche ed occorrerà confermare. Appena usciti dal BIOS si udrà un beep e quindi il computer si riavvierà.
Non ci sarà alcun bisogno di ripetere in futuro questa operazione e ogni volta che si riavvierà il computer con il CD LIVE all'interno del lettore di cdrom, esso verrà lanciato andando a lavorare utilizzando solo la memoria RAM. Chiaramente, se non si inserirà alcun CD il sistema verrà avviato nella modalità abituale andando a leggere il contenuto del disco rigido.



Avviare il CD Knoppix

Nell'ipotesi che la configurazione BIOS consenta il boot da CD, basta inserire il CD Live Knoppix nel lettore e riavviare il computer. Dopo l'avvio Knoppix 3.8 presenta una schermata simile alla seguente:


KNOPPIX consente all'utente di effettuare una serie di scelte all'avvio del sistema (lingua, interfaccia grafica, risoluzione video, esclusione di dispositivi, ecc.). Per effettuare tale operazione bisogna premere F2 alla schermata di boot di KNOPPIX. Apparirà una schermata con l'elenco delle scelte possibili (CheatCodes), per effettuare una scelta bisogna scrivere:

      knoppix opzione=valore

se si vogliono impostare più opzioni le si può scrivere una dopo l'altra separandole con uno spazio:

      knoppix opzione1=valore1 opzione2=valore2 ...

L'elenco completo dei CheatCodes con una breve descrizione di ciascuno di essi (in inglese) si trova nel file knoppix-cheatcodes.txt nella directory KNOPPIX del CD, per comodità riportato anche dal menù Guide & Tutorial.

NOTA: in fase di avvio KNOPPIX utilizza la tastiera USA, per cui il carattere " = " non si trova sopra il tasto " 0 ", ma in corrispondenza del tasto " ì " (i accentata).

Per esempio volendo impostare la lingua italiana occorrerà digitare al boot:

      knoppix lang=it [INVIO]

oppure volendo impostare anche la risoluzione video e la profondità di colore:

      knoppix lang=it screen=1024x768 depth=24 [INVIO]



A questo punto inizia una fase molto delicata, il boot del sistema, che comprende anche il riconoscimento dell'hardware. Generalmente nel 90% dei casi tutto si conclude perfettamente prima con la visualizzazione di una schermata di configurazione simile a questa:










Installazione (parte 1)


Le esigenze di Knoppix

Knoppix è una distribuzione ricchissima di software, quando il CD verrà automaticamente decompresso ed installato occuperà poco più di 2 GB sull'hard-disk. Se si vuole disporre di spazio sufficiente, sia per aggiungere nuovo software tramite internet, sia per lavorare agevolmente con i propri documenti, è opportuno dimensionare l'hard-disk o la partizione per almeno 4 GB.

Il sito ufficiale di Knoppix dichiara che il sistema minimo deve avere le seguenti caratteristiche:

Queste le raccomandazioni minime, però se si vogliono apprezzare al meglio le prestazioni in ambito desktop occorre disporre almeno di una CPU Pentium III e di 256 MB di RAM. A cui, per quanto detto all'inizio, aggiungiamo uno spazio di 4 GB su disco rigido ed una partizione di swap di 512 MB (2 volte la RAM).


Preparazione del disco rigido

Verificato che il computer abbia le caratteristiche richieste, la prima cosa da fare per l'installazione del sistema operativo Linux è quella di preparare il disco fisso, e qui occorre subito distinguere alcuni casi tipici:

  1. Disco fisso intero da dedicare solo a Linux
  2. Disco fisso intero da dedicare a Linux e a Windows
  3. Disco fisso con già installato Windows

E' evidente che i primi due casi sono meno problematici però meno frequenti, mentre il terzo caso è il più frequente e un po' più problematico, ma procediamo con ordine.
In tutti e tre i casi, per fissare le idee, Linux (Knoppix) avrà bisogno di una partizione di almeno 4 GB per il file system (di tipo ext3 oppure ReiserFS) e di una partizione di 512 MB per lo swap (di tipo swap). Anche Windows utilizza un'area di swap, ma allo scopo dispone di un file (Win386.swp) nella stessa partizione (di tipo NTFS oppure FAT32) del sistema operativo.

Altra cosa da ricordare è che Linux, a differenza di Windows, non necessita di una partizione primaria, ma può essere installato anche all'interno di una partizione logica contenuta in una estesa.

Delineati questi aspetti, nei casi 1 e 2 possiamo occuparci subito della creazione delle partizioni, mentre nel caso 3 occorrerà prima restringere opportunamente lo spazio utilizzato da Windows e poi procedere alla realizzazione delle due partizioni per Linux.

Un ultima considerazione, Linux è in grado di leggere e quindi riconoscere moltissimi tipi di file-system tra cui ext3, ReiserFS, FAT32, NTFS; Windows riconosce solo i propri file-system. Questo ha delle implicazioni nell'uso degli strumenti di partizionamento utilizzati, a seconda che provengano da Linux o da Windows.






I nomi dei dispositivi

C'è un principio guida in Unix che è stato ereditato anche da Linux: ogni cosa è un file. Non si sottraggono a questa regola nemmeno i dispositivi: dischi, stampanti, etc. Infatti, a questo scopo, esiste una directory di nome /dev (devices) che contiene tutti i riferimenti file dei vari dispositivi.

I nomi dati da Linux a dischi e partizioni, per esempio, sono diversi da quelli usati da altri noti sistemi operativi.
In Windows abbiamo A: per indicare la prima unità floppy, B: per la seconda unità floppy, C: per il primo hard-disk o per la prima partizione del primo hard-disk.
In Linux la situazione è diversa e fa riferimento alla directory /dev, per esempio ecco i nomi di alcuni dispositivi:

/dev/fd0      primo dispositivo floppy
/dev/fd1      secondo dispositivo floppy
/dev/hda1   primo hard-disk

Prima di continuare è però opportuno fare alcune considerazioni sull'interfaccia più comune usata per controllare gli hard-disk, e cioè IDE, poi evolutasi in EIDE e ATA. I due connettori disponibili, identificati dalle sigle IDE0 (Primario) e IDE1 (Secondario), consentono la connessione di un massimo di 4 unità, due per ogni connettore. Le 2 periferiche che fanno capo a ciascun connettore sono identificate come Master e Slave.



Supponiamo che nel caso illustrato in figura i due hard-disk abbiano ciascuno una singola partizione, allora ecco come saranno contrassegnati i vari dispositivi:


 HD1HD2DVD1DVD2
WindowsC:D:E:F:
Linuxhdahdbhdchdd


Ora accade che per varie esigenze si decida di partizionare i due hard-disk nel seguente modo:
HD1 con una primaria ed una estesa con dentro due logiche.
HD2 con una primaria ed una estesa con dentro una logica.
La situazione allora cambierà come nella tabella seguente:


 HD1HD2DVD1DVD2
WindowsC:  E:  F:D:  G:H:I:
Linuxhda1  hda5  hda6hdb1  hdb5hdchdd

Come si vede, nel caso di Windows, è accaduto una piccolo terremoto nell'assegnazione dei nomi, in quanto è il sistema operativo che gestisce la nomenclatura secondo propri criteri.
Nel caso di Linux invece ciascun dispositivo ha mantenuto intatta la radice del nome, per esempio per l'hard-disk HD1 le varie sue partizioni continueranno ad essere identificate dalla radice hda con il solo accorgimento che le partizioni primarie saranno numerate da 1 a 4, mentre le partizioni logiche contenute nelle estese saranno numerate da 5 in avanti.






Installazione (parte 2)

Un hard disk può essere diviso in diverse parti contigue, chiamate partizioni, ognuna di esse verrà considerata dal sistema operativo come un disco a se stante. Di solito gli hard disk dei computer appena acquistati hanno una partizione unica, ma questo, vista l'elevata capacità degli hard disk di oggi ed il rischio, comunque reale, di perdita di dati, nel caso di danneggiamento dei file di configurazione del sistema operativo, rende necessaria l'operazione di partizione.
Partizionando un hard disk, non solo si possono separare i dati personali dai programmi installati e dai file di sistema, che in caso di ripristino non andranno persi poiché risiedono in un'altra partizione, ma si possono creare ulteriori spazi per installare diversi sistemi operativi.
Inoltre, se si possiede un hard disk di elevate dimensioni, il partizionamento in sotto unità meno capienti rende più rapide ed efficaci alcune operazioni di manutenzione, tipiche di alcuni sistemi operativi, tipo la scansione e la deframmentazione, evitando, in tal modo, il rallentamento eccessivo del sistema.





La figura mostra la tipica situazione di un computer su cui sono state effettuate alcune partizioni per ospitare più di un sistema operativo. La situazione è descritta da una schermata grafica prodotta da qtparted, noto tool di partizionamento in ambiente Linux.
Come si può vedere ci sono due partizioni primarie (hda1 ed hda2) ed una partizione estesa (rettangolo celeste) contenente al suo interno due partizioni logiche (hda5 ed hda6). Ricordiamo che, per motivi ormai storici, l'hard disk può essere suddiviso in un massimo di 4 partizioni primarie. L'introduzione della partizione estesa (vista sostanzialmente come un contenitore) ha consentito il superamento del limite, ma occorre che le partizioni al suo interno vengano distinte con il nome di partizioni logiche. Alcuni sistemi operativi, infatti, per avviarsi richiedono di essere installati in una partizione primaria. Linux non ha questo problema, può essere installato ovunque.

La stessa situazione descritta graficamente tramite qtparted può essere ottenuta con altri tools, ad esempio fdisk oppure cfdisk. Stiamo parlando di software Linux, pertanto non si confonda a causa dell'omonimia fdisk con FDISK di DOS/Windows.

Tramite fdisk si ottiene la seguente schermata:

Disk /dev/hda: 80.0 GB, 80026361856 bytes
240 heads, 63 sectors/track, 10337 cylinders
Units = cilindri of 15120 * 512 = 7741440 bytes

Dispositivo Boot    Start       End      Blocks   Id  System
/dev/hda1   *          1        534     4037008+   b  W95 FAT32
/dev/hda2            535       8661    61440120    7  HPFS/NTFS
/dev/hda3           8662      10337    12670560    5  Esteso
/dev/hda5           8662       8742      612328+  82  Linux swap / Solaris
/dev/hda6           8743      10337    12058168+  83  Linux


Mentre cfdisk fornisce la seguente:

                                cfdisk 2.12p

                            Unità disco: /dev/hda
                      Size: 80026361856 bytes, 80.0 GB
           Heads: 240   Sectors per Track: 63   Cylinders: 10337

Nome    Flag      Tipo partiz.   Tipo FS              [Etichetta]    Size (MB)
------------------------------------------------------------------------------
hda1    Avvio     Primaria       W95 FAT32                             4133,93
hda2              Primaria       NTFS                 []              62914,69
hda5              Logica         Linux swap / Solaris                   627,06
hda6              Logica         Linux ReiserFS                       12347,60




E' interessante confrontare le informazioni precedenti, provenienti dallo stesso computer, ma ottenute per mezzo di 3 diversi software. Si notino le 2 partizioni per Windows: hda1 (4 GB) di tipo FAT32 e hda2 (60 GB) di tipo NTFS. Seguono le 2 partizioni per Linux: hda5 (600 MB) di tipo swap e hda6 (12 GB) di tipo Reiserfs.



fdisk

E' un programma molto spartano, grezzo, giusto un prompt di comandi vuoto, ma si usa semplicemente ed e' molto affidabile. Si attiva con il comando:

fdisk /dev/hda

A seconda delle versioni e del dispositivo attivato, viene visualizzata una schermata simile alla seguente:

The number of cylinders for this disk is set to 19457.
There is nothing wrong with that, but this is larger than 1024,
and could in certain setups cause problems with:
1) software that runs at boot time (e.g., old versions of LILO)
2) booting and partitioning software from other OSs
   (e.g., DOS FDISK, OS/2 FDISK)

Comando (m per richiamare la guida):

Digitando:

m

viene visualizzato il manuale in linea:

Azione comando
   a  Cambia bootable flag
   b   modifica di bsd disklabel
   c   cambia il flag compatibile con il dos
   d   cancellazione di una partizione
   l   elenco dei tipi di partizione conosciuti
   m   stampa di questo menu
   n   aggiunta di una nuova partizione
   o   creazione di una nuova tabella delle partizioni DOS vuota
   p   stampa della tabella delle partizioni
   q   uscita senza salvataggio delle modifiche
   s   creazione di una nuova disklabel Sun vuota
   t   modifica dell'id di sistema di una partizione
   u   modifica delle unità di visualizzazione/di immissione
   v   verifica della tabella delle partizioni
   w   scrittura della tabella su disco e uscita
 x   ulteriori funzioni (solo per esperti)

Comando (m per richiamare la guida):

Mentre digitando:

p

viene visualizzata la situazione attuale delle partizioni, vista nel caso di studio analizzato precedentemente.

Digitando invece:

l


viene visualizzata la tabella dei codici di identificazione di ciascun tipo di file system gestito.

01 FAT12           24 NEC DOS         81 Minix / old Lin C1 DRDOS/sec (FAT-12)
02 XENIX root      39 Plan 9          82 Linux swap / So C4 DRDOS/sec (FAT-16
03 XENIX usr       3C PartitionMagic  83 Linux           C6 DRDOS/sec (FAT-16)
04 FAT16 <32M      40 Venix 80286     84 OS/2 hidden C:  C7 Syrinx
05 Extended        41 PPC PReP Boot   85 Linux extended  DA Non-FS data
06 FAT16           42 SFS             86 NTFS volume set DB CP/M / CTOS / ...
07 HPFS/NTFS       4D QNX4.x          87 NTFS volume set DE Dell Utility
08 AIX             4E QNX4.x 2nd part 88 Linux plaintext DF BootIt
09 AIX bootable    4F QNX4.x 3rd part 8E Linux LVM       E1 DOS access
0A OS/2 Boot Manag 50 OnTrack DM      93 Amoeba          E3 DOS R/O
0B W95 FAT32       51 OnTrack DM6 Aux 94 Amoeba BBT      E4 SpeedStor
0C W95 FAT32 (LBA) 52 CP/M            9F BSD/OS          EB BeOS fs
0E W95 FAT16 (LBA) 53 OnTrack DM6 Aux A0 IBM Thinkpad hi EE EFI GPT
0F W95 Ext'd (LBA) 54 OnTrackDM6      A5 FreeBSD         EF EFI (FAT-12/16/32)
10 OPUS            55 EZ-Drive        A6 OpenBSD         F0 Linux/PA-RISC boot
11 Hidden FAT12    56 Golden Bow      A7 NeXTSTEP        F1 SpeedStor
12 Compaq diagnost 5C Priam Edisk     A8 Darwin UFS      F4 SpeedStor
14 Hidden FAT16 <3 61 SpeedStor       A9 NetBSD          F2 DOS secondary
16 Hidden FAT16    63 GNU HURD or Sys AB Darwin boot     FD Linux raid autodet
17 Hidden HPFS/NTF 64 Novell Netware  B7 BSDI fs         FE LANstep
18 AST SmartSleep  65 Novell Netware  B8 BSDI swap       FF BBT
1B Hidden W95 FAT3 70 DiskSecure Mult BB Boot Wizard hid
1C Hidden W95 FAT3 75 PC/IX           BE Solaris boot
1E Hidden W95 FAT1 80 Old Minix       BF Solaris

Comando (m per richiamare la guida):                   


Le modifiche apportate alla tabella delle partizioni divengono effettive quando viene digitato il comando:

w

Prestare quindi la massima attenzione. Si raccomanda sempre di effettuare il backup, se sul disco ci sono dati importanti.



cfdisk

Anche questa utility funziona a dovere, ma risulta piu' semplice e intuitiva per via di una certa interattività con i menù di cui è dotata. Si attiva con il comando:

cfdisk /dev/hda

A seconda delle versioni e del dispositivo attivato, viene visualizzata una schermata simile alla seguente:

                                cfdisk 2.12p

                            Unità disco: /dev/hda
                      Size: 80026361856 bytes, 80.0 GB
           Heads: 240   Sectors per Track: 63   Cylinders: 10337

Nome    Flag      Tipo partiz.   Tipo FS              [Etichetta]    Size (MB)
------------------------------------------------------------------------------
hda1    Avvio     Primaria       W95 FAT32                             4133,93
hda2              Primaria       NTFS                 []              62914,69
hda5              Logica         Linux swap / Solaris                   627,06
hda6              Logica         Linux ReiserFS                       12347,60

[Avviabile]  [Elimina]  [Guida]  [Massimi]  [Stampa]  [Esci ]  [Tipo]  [Unità]
[Scrivi]

               Cambia flag avviabile per la partizione corrente

.

Utilizzando i tasti freccia si selezionano quindi le varie voci del menù orizzontale e si procede al partizionamento, che però diviene effettivo solo quando si attiva il comando Scrivi.



qtparted

L'idea di partenza è stata quella di creare un clone di Partition Magic per la piattaforma Linux, basandosi sul programma a linea di comando parted. E' stata aggiunta una interfaccia grafica, creata con le librerie QT, ed ecco il nome QTParted, pronto a creare, spostare, modificare, ridimensionare e controllare partizioni, anche appartenenti a moltissimi tipi di filesystem sia Windows sia Linux (FAT16, FAT32, NTFS, ext2, ext3, reiserfs, jfs, xfs, etc.) e con alcuni di essi permette anche il ridimensionamento di partizioni non vuote.

  Esattamente come nelle avvertenze di Partition Magic, anche l'uso di QTParted è a completo rischio e pericolo dell'utente o meglio dei suoi dati, e quindi prima di muovere una partizione piena di dati importanti... è bene almeno farsi una copia di backup per non piangere sul latte digitale versato, e leggere attentamente le avvertenze e le modalità d'uso.
QTParted mette in lista tutte le operazioni da eseguire e attende il click di conferma dell'utente per procedere all'esecuzione effettiva di tutte le formattazioni, partizionamenti e spostamenti.
Il prodotto, tuttavia, è ancora in fase di fortissimo sviluppo e quindi qualche piccolo malfunzionamento può essere riscontrato, per esempio una volta effettuata la fase di conferma (commit), attualmente, non è possibile effettuare ulteriori modifiche.
 

Se si prevede una situazione di questo tipo, specialmente in fasi sperimentali di lavoro, è opportuno utilizzare un prodotto a linea di comando, come cfdisk.
QTParted è stato utilizzato per ottenere il grafico proprio all'inizio di questo paragrafo.








Installazione (parte 3)


Una prova sul campo

Certo che resistere nello studio di un nuovo sistema operativo senza provare ad installarlo non è cosa facile. Così è accaduto che un collega ha messo a disposizione il suo portatile Olidata per procedere ad una installazione nel corso della seconda parte dell'incontro, dedicata al laboratorio. Quale occasione migliore !

Caratteristiche del portatile
   Modello Olidata
   Memoria RAM 256 MB
   Lettore CD-ROM bootabile
   Hard disk da 32 GB
   Windows XP già installato sull'intero disco con FAT32

La situazione che occorre affrontare prevede, quindi, un ridimensionamento della partizione Windows (hda1), la creazione di una partizione di swap di 512 MB (hda2) ed una partizione sufficientemente ampia, di almeno 3 GB, per Linux (hda3).

NOTA 1: il ridimensionamento di una partizione è sempre un'operazione rischiosa, si consiglia pertanto un backup di tutti i propri dati piu' importanti.

NOTA 2: in questa situazione, prima del ridimensionamento, è necessario che venga preventivamente effettuata una accurata deframmentazione dell'hard-disk.


Distribuzione utilizzata

Abbiamo voluto utilizzare la stessa distribuzione già installata nel laboratorio. Si tratta di una rimasterizzazione della Kanotix 2005-3, identificata dal nome provvisorio Livix 2005.1, realizzata per soli scopi didattici e non disponibile, quindi, in rete. Tuttavia niente è stato alterato nella parte relativa all'installatore e pertanto la procedura descritta dovrebbe funzionare altrettanto bene sia con la Kanotix sia con la Knoppix. Ricordiamo che la Kanotix è una versione ottimizzata per hard disk della Knoppix, che è la distribuzione scelta fin dall'inizio per il corso (versione 3.8.1).
Aggiungiamo ancora che Knoppix è una derivata di Debian e quindi, finita l'installazione, gli aggiornamenti si effettueranno con le metodologie tipiche della Debian.


Schema dell'installazione

  1. Avvio con boot da CD
  2. Ridimensionamento partizione Windows
  3. Aggiunta partizioni per Linux (swap e /)
  4. Configurazione Installazione
  5. Avvio Installazione
  6. Riavvio computer e test



1 - Avvio con boot da CD

A computer spento, inserire il CD Live, poi premere il pulsante/interruttore di avviamento e verificare che il boot stia avvenendo da CD. Alla schermata di prompt, usando Livix 2005.1, è sufficiente premere invio ed attendere l'avvio del window manager KDE. Livix è già configurato per la tastiera italiana.
Con gli altri CD Live (Knoppix o Kanotix) è necessario, invece, preselezionare la tastiera italiana digitando al prompt del boot: knoppix lang=it.
Rivedere, eventualmente, il seminario n.1.

A questo punto è necessario aprire una console, cliccando sull'icona corrispondente, e dare i seguenti 2 comandi:

su                  Acquisizione diritti di root
knx2hd              Avvio script di installazione


digitare, quindi, invio quando appare la seguente schermata:





2 - Ridimensionamento partizione Windows

Preselezionare la voce Partiziona sul seguente menù:



e premere invio. Viene lanciato il programma qtparted ed appare la seguente schermata:



selezionando, con un click del mouse, il dispositivo che interessa (in questo caso l'unica possibilità è /dev/hda) verrà prodotta la seguente tabella:



dalla quale emerge che si dispone di un hard disk di 32 GB con una grande partizione (hda1) di 31 GB assegnata a Windows e formattata fat32, e di una porzione di meno di 1 GB ancora disponibile e non formattata (area grigia).
Ci proponiamo, a questo punto, di ridimensionare la quantità di spazio dedicata a Windows (dal momento che ne sta occupando circa 8 GB) dedicandogliene ad esempio 16 GB. Per raggiungere l'obiettivo occorrerà cliccare con il tasto destro nell'area relativa ad hda1 e selezionare dal menù che apparirà la voce ridimensiona.



Impostare, quindi, il valore desiderato, compatibilmente con la parte già occupata e confermare. Si può operare in due modi: trascinando la cornicetta verde o impostando con la tastiera il nuovo valore. Se tutto procede correttamente dopo alcuni istanti dovrebbe apparire una nuova grafica con la situazione cambiata. Si noti tuttavia che ancora si tratta di una semplice simulazione, per applicare effettivamente i cambiamenti bisogna selezionare dal menù file la voce applica. Solo a questo punto le modifiche verranno registrate sull'hard-disk.



3 - Aggiunta partizioni per Linux (swap e /)

L'aggiunta delle partizioni per Linux avviene all'interno dello stesso programma qtparted. Capito ormai il meccanismo procediamo velocemente rinunciando alle figure.
Clicchiamo con il tasto destro del mouse sull'area libera che si è formata sulla grafica e selezioniamo, dal menu che apparirà, la voce crea. Quindi fissiamo: il tipo di partizione, la quantità di spazio desiderato ed il tipo di file system. Nel nostro caso sceglieremo: primaria, 512 MB (pari al doppio della RAM del computer), tipo linux-swap. Alla conferma la grafica mostrerà un rettangolino blu e nella tabella comparirà una nuova riga relativa alla partizione hda2. In modo del tutto analogo creeremo la partizione hda3 per Linux: primaria, 15 GB, tipo reiserfs. Si noti, al solito, che ancora si tratta di una semplice simulazione, per applicare effettivamente i cambiamenti bisogna selezionare dal menù file la voce applica. Solo a questo punto le modifiche verranno registrate definitivamente sull'hard-disk.
Si può uscire da qtparted utilizzando il menù file. Ci si ritroverà nuovamente nell'installatore di prima.



4 - Configurazione Installazione

Dal menù Configura l'installazione prende avvio questo quarto passo. La selezione verrà fatta con l'uso dei tasti freccia e della barra spaziatrice. Occorrerà rispondere ad una serie di domande, e nel nostro caso avremo:

A questo punto verrà riproposto il menù dell'installatore.



5 - Avvio Installazione

Sceglieremo dal menù la voce: Comincia l'installazione. Ci verrà proposta la seguente schermata riepilogativa:



Dopo aver verificato, in particolare, che la partizione per l'installazione è hda3 e che la partizione di swap è la hda2 possiamo confermare il tutto.

ATTENZIONE: le partizioni usate da Linux, la hda3 (per il sistema operativo) e la hda2 (per lo swap) verranno formattate, ecco perchè è bene prestare attenzione. Ricordiamo che la hda1 contiene Windows XP compresi tutti i nostri dati.

Inizierà allora la procedura di installazione automatica e ci potremo concedere una ventina di minuti di pausa. Il tempo dell'installazione dipenderà anche dalla velocità del computer.
Quando la procedura sarà giunta al termine ci verrà chiesto se preparare un dischetto di avvio, risponderemo no e tutto si concluderà regolarmente.



6 - Riavvio computer e test

A questo punto non resta che spegnere il computer, estrarre il CD dal lettore, e riavviare il computer. Al boot dovrebbe apparire presto una schermata contenente un menù simile a questo:



Con l'uso dei tasti freccia (su e giù) è possibile selezionare il sistema operativo di avvio, in questo caso risulta preselezionato Linux. Si noti, nella figura, che per Linux esiste anche una seconda possibilità di selezione, questo accade perchè durante l'installazione viene prevista una eventuale situazione di emergenza e viene predisposta una copia ridotta del sistema operativo per simili evenienze.
Il test si conclude, ovviamente, verificando che ciascun sistema operativo si avvii regolarmente.








Configurazione scheda di rete


Introduzione

Oggi la gran parte del software disponibile per Linux si preleva direttamente da internet e quindi è indispensabile mettersi subito in condizione di collegarsi alla rete. Eseguiremo questa procedura nelle solite 2 modalità: grafica e testuale.


Configurazione da modo grafico

Si apre il Menù Knoppix e si selezionano le voci Network/Internet e poi Network card configuration come indicato in figura:



a cui seguiranno una serie di box con delle domande, queste le risposte da dare in base alla configurazione presente nell'aula:

Use DHCP broadcast ?                     NO
Please enter IP Address for eth0         192.168.12.nn    Postazione nn=13,14,15,...
Please enter Network Mask for eth0       255.255.255.0
Please enter Broadcast Address for eth0  192.168.12.255 
Please enter Default Gateway             192.168.12.3
Please enter Nameserver(s)               151.99.125.2


Configurazione da modo testo

Quanto eseguito graficamente può essere realizzato anche a linea di comando. Eseguire il LOGIN come ROOT, o prendere i privilegi di superutente da una sessione immettendo il comando:

su -

Il trattino orizzontale (segno meno) dopo il comando su e' consigliato in quanto serve per far caricare alla shell le variabili d'ambiente dell'utente che si sta tentando di impersonare (in questo caso root). A questo punto normalmente viene chiesta la password, ma la distribuzione Knoppix Live non la chiede.
Digitare quindi i seguenti 3 comandi:

ifconfig eth0 192.168.12.nn netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.12.255
route add default gw 192.168.12.3
echo "nameserver 151.99.125.2" >> /etc/resolv.conf


E adesso un minimo di approfondimenti.
Il comando ifconfig permette di gestire i parametri delle schede di rete, per esempio digitato da solo produce un output simile al seguente:

ifconfig 
eth0 Link encap:Ethernet  HWaddr 00:11:2F:85:F0:B0  
     inet addr:192.168.0.10   Bcast:192.168.0.255  Mask:255.255.255.0
     inet6 addr: fe80::211:2fff:fe85:f0b0/64 Scope:Link
     UP BROADCAST RUNNING MULTICAST  MTU:1500  Metric:1
     RX packets:1821 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
     TX packets:2241 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
     collisions:0 txqueuelen:1000 
     RX bytes:988652 (965.4 KiB)  TX bytes:341820 (333.8 KiB)
     Interrupt:5 Memory:feaf8000-0 

lo   Link encap:Local Loopback  
     inet addr:127.0.0.1  Mask:255.0.0.0
     inet6 addr: ::1/128 Scope:Host
     UP LOOPBACK RUNNING  MTU:16436  Metric:1
     RX packets:691 errors:0 dropped:0 overruns:0 frame:0
     TX packets:691 errors:0 dropped:0 overruns:0 carrier:0
     collisions:0 txqueuelen:0 
     RX bytes:392947 (383.7 KiB)  TX bytes:392947 (383.7 KiB)

Si tratta di una tabella che riporta le configurazioni attuali delle schede installate. Si può notare che oltre le informazioni riguardanti l'interfaccia eth0 ci sono quelle riguardanti l'interfaccia lo, che e' l'interfaccia di loopback presente di default. La sigla eth0 e' utilizzata dai sistemi operativi LINUX per definire l'interfaccia di rete primaria. Se ci sono altre schede di rete appariranno altre informazioni per ogni scheda di rete. In particolare si notino l'indirizzo IP e la NETMASK assegnati alla scheda di rete in uso.


Il comando route permette invece di gestire la tabella di routing, si osservi ad esempio l'output prodotto dal comando seguente:

route -n 
Kernel IP routing table
Destination  Gateway      Genmask        Flags Metric Ref  Use Iface
192.168.0.0  0.0.0.0      255.255.255.0  U     0      0    0   eth0
0.0.0.0      192.168.0.1  0.0.0.0        UG    0      0    0   eth0


Il compito di risolvere i nomi di dominio è affidato al file /etc/resolv.conf, è sufficiente, infatti, inserire in questo file una riga con l'informazione desiderata. Per far questo si potrebbe ricorrere all'uso di un editor, ma è più semplice utilizzare il comando echo e la ridirezione dell'output, come fatto in precedenza.






Installazione (parte 4)


Un'altra prova sul campo

Andata a buon fine la prima installazione sul campo (Seminario 7), ecco presentarsi un altro collega con il suo bravo portatile da convertire a Linux. Si tratta questa volta di un non recentissimo Sharp su cui si dovrà reinstallare, ex novo, tutto. Sembra un lavoro più facile del precedente, ma ...

Caratteristiche del portatile
   Modello Sharp
   CPU Pentium III a 500 MHZ
   Memoria RAM 128 MB
   Lettore CD-ROM esterno collegato via USB (non bootabile)
   Lettore floppy esterno collegato via USB (bootabile)
   Hard disk da 12 GB
   Windows XP già installato sull'intero disco con FAT32


La situazione che occorre affrontare prevede, quindi, un boot da floppy ed un partizionamento dell'hard disk senza il vincolo di preservare la preesistente installazione di Windows.
Disponendo della connessione permanente ad Internet del laboratorio, si decide di utilizzarla per installare Debian. Si scaricherà prima solo una piccola parte di Debian, richiesta per iniziare il processo di installazione, e poi si installerà il resto mediante il programma di installazione.
Questa modalità di installazione via rete richiede o una connessione dial-up PPP analogica ad un Internet provider o un accesso Internet via Ethernet (per i laptop usando possibilmente una scheda PCMCIA). Noi abbiamo utilizzato la seconda possibilità.
Abbiamo quindi scaricato tre immagini di floppy disk (file con la dimensione di un floppy disk) dal sito:

http://ftp.ie.debian.org/debian-cd/3.1_r0a/i386/other/floppy/

ed, in particolare, le immagini:

  1. boot.img come floppy di avvio
  2. root.img contenente il file system (richiesto dopo il floppy di avvio)
  3. net-drivers.img con i drivers per le schede di rete più note (se necessario)

Per realizzare i tre floppy a partire dai file immagine abbiamo utilizzato il comando dd che legge un flusso di dati da una sorgente e lo scrive in uscita con le modifiche eventualmente richieste. Il comando:

dd if=boot.img of=/dev/fd0 bs=1440k

ha creato il primo dei tre floppy, e in modo analogo si è proceduto per gli altri due floppy.

ATTENZIONE a ciò che si scrive: il comando dd non ammette ripensamenti e un comando sbagliato può distruggere definitivamente dati importanti.

Si noti che il parametro if consente di specificare il file/dispositivo di input, mentre il parametro of consente di specificare il file/dispositivo di output. E' infatti possibile l'operazione inversa, partendo da un floppy si può ricavare il relativo file immagine:

dd if=/dev/fd0 of=disk.img


Distribuzione utilizzata

A differenza dell'esperienza del seminario 7, abbiamo voluto utilizzare direttamente la distribuzione Debian capostipite delle varie Knoppix, Kanotix, etc.
A causa della necessità di avviare da floppy, la quantità di software iniziale sarà limitatissima e quindi gli strumenti per la preparazione dell'installazione saranno esclusivamente testuali, essendo impossibile l'uso di strumenti ad interfaccia grafica.

Si comprende, in questo caso, quanto sia indispensabile saper operare nelle due modalità: a linea di comando e con interfaccia grafica.


Schema dell'installazione

  1. Avvio con boot da floppy
  2. Ripartizionamento dell'hard disk
  3. Configurazione Installazione Base
  4. Avvio Installazione Base
  5. Riavvio computer e completamento installazione da rete
  6. Riavvio computer e test finale



1 - Avvio con boot da floppy

A computer spento, inserire il floppy n.1 (boot), poi premere il pulsante/interruttore di avviamento e verificare che il boot stia avvenendo da floppy. Se così non fosse, riavviare, entrare in setup, preselezionare il boot da floppy, salvare e proseguire. Alla schermata di prompt è sufficiente premere invio ed attendere.



Quando verrà richiesto il secondo floppy (root) inserirlo, premere ancora invio ed attendere istruzioni. Proseguendo e confermando si arriverà alla scelta della lingua con una schermata come la seguente:



Selezioneremo la lingua italiana come interfaccia con l'installatore, e proseguiremo quindi fino a quando ci verrà proposto il menù generale, dal quale per prima cosa selezioneremo la tastiera italiana:





2 - Ripartizionamento dell'hard disk

Abbiamo preselezionato la voce Partizionamento del disco fisso dal menù generale, quindi scelto il dispositivo, l'unico presentato, /dev/hda.



Abbiamo constatato la presenza di 2 partizioni preesistenti:

Si è deciso, momentaneamente, di non toccare la hda1 e di ripartizionare invece la hda2 per le necessità di Linux. Abbiamo realizzato quindi una partizione Reiserfs per Linux pari a circa 11,2 GB ed una partizione di swap pari a circa 400 MB.
Ecco una delle schermate presentatesi durante le fasi di partizionamento:



Alla richiesta di conferma la situazione venutasi a creare era la seguente:



3 - Configurazione Installazione Base

Come al solito, prima di avviare l'installazione, verrà posta una serie di domande per configurare i principali parametri di utenza:

A questo punto partirà la fase successiva di installazione vera e propria.



4 - Avvio Installazione Base

Questa procedura è tutta automatica e ci potremo concedere un quarto d'ora di pausa. Il tempo dell'installazione dipenderà anche dalla velocità del computer.
Quando la procedura sarà giunta al termine apparirà una schermata di congratulazioni per l'avvenuta installazione di Debian ad indicare che tutto si è concluso regolarmente.



5 - Riavvio computer e completamento installazione da rete

A questo punto non resta che spegnere il computer, estrarre il floppy dal lettore, e riavviare il computer. Al boot dovrebbe apparire presto una schermata contenente un menù simile a questo:



Con l'uso dei tasti freccia (su e giù) è possibile selezionare il sistema operativo di avvio, in questo caso risulta preselezionato Debian. Si noti, nella figura, che per Debian-Linux esiste anche una seconda possibilità di selezione, questo accade perchè durante l'installazione viene prevista una eventuale situazione di emergenza e viene predisposta una copia ridotta del sistema operativo per simili evenienze.
Riavviata la macchina, verificato che tutto funziona regolarmente, occorrerà configurare la connessione alla rete impostando i necessari parametri.

ifconfig eth0 192.168.12.nn netmask 255.255.255.0 broadcast 192.168.12.255
route add default gw 192.168.12.3
echo "nameserver 151.99.125.2" >> /etc/resolv.conf

Da questo punto in poi si è potuta utilizzare la rete (non piu' i dischetti) per installare il sistema di base ed il resto dei programmi.
In base al tipo di connessione di cui si dispone, trascorrerà quindi un buon intervallo di tempo per completare l'installazione. Nel nostro caso l'attesa è stata di circa 45 minuti.



6 - Riavvio computer e test finale

A questo punto abbiamo veramente finito, il computer è stato spento e riavviato. Ed è iniziata la messa a punto e la personalizzazione: verifica dell'ambiente grafico, risoluzione ottimale del video, aggiunta di qualche altro pacchetto, e così via.

Informazioni complete e dettagliate sull'installazione di Debian sono contenute nel manuale di installazione scaricabile da http://www.debian.org/releases/stable/i386/