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Linux su HP Envy
Linux su HP Envy

 

Linux su HP Envy 4-1070el

Nella scelta di questo ultrabook concorrono diversi fattori: la voglia di una macchina moderna, l'emozione per l'estetica, il ragionamento, la convenienza economica, un po' di fortuna. Si perchè volendo lavorarci essenzialmente con Linux, dalle caratteristiche dichiarate, rimane qualche dubbio che la cosa sia fattibile in modo semplice e diretto.
E' infatti abbastanza comune oggi o rimanere impelagati con il Secure Boot di Windows 8 o dover fare delle acrobazie con i Bios UEFI o entrambe le due cose assieme. Scegliendo un computer con Windows 7 si evita il primo ostacolo, ma per il secondo ci vuole un po' di fortuna, perchè per quanto ci si documenti prima su Internet si può correre il rischio di imbattersi in qualche modifica dell'ultimo momento.
Oltre la prima sorpresa positiva per il BIOS con gestione MBR del disco, ce n'è una seconda ancor più gradita e cioè la presenza di 28 GB non allocati nel secondo disco, un SSD da 32 GB nominali, usato soltanto come memoria di appoggio nei suoi primi 4 GB.

Qualche precauzione prima dell'intervento

Prima di mettersi all'opera è indispensabile poter disporre di un masterizzatore esterno, non tanto per avviare i CD/DVD delle distribuzioni Linux, per cui sarebbe possibile utilizzare delle chiavette USB preparate con UNetbootin, quanto per realizzare il DVD di ripristino o i DVD di backup del sistema.

Adesso passiamo all'analisi del contenuto dei dischi rigidi. Siamo alle solite. Come se fosse stato fatto apposta (invece è del tutto casuale! ma chi ci crede?), tutte e quattro le partizioni primarie del primo disco fisso, da 500 GB, sono impegnate per importanti funzioni di servizio, come si può vedere nella tabella sottostante, dove sono anche riportati i nomi dei rispettivi file di backup realizzati con Acronis 2010 ed un disco esterno con collegamento USB.

sda1   NTFS  - SYSTEM     C:  Pri,Act       199,00 MB    backup in: ENVYSYSTEM.tib
sda2   NTFS  - OS         D:  Pri           445,70 GB
sda3   NTFS  - Recovery   E:  Pri            19,77 GB    backup in: ENVYRECOVERY.tib
sda4   FAT32 - HP_TOOLS   F:  Pri           108,00 MB    backup in: ENVYHPTOOLS.tib
sda    TOTALE                               500    GB    backup in: HP41070EL.tib

Per il massimo delle precauzioni ho proceduto anche a fare il backup complessivo dell'intero disco (tutte e quattro le partizioni), ma l'intenzione è quella di procedere alla rimozione temporanea di una delle 3 partizioni più piccole per potere attivare una partizione estesa dove gestire agevolmente, al meglio, la maggior parte del disco.
In mancanza di Acronis 2010, che è un prodotto commerciale, è possibile effettuare i vari backup delle partizioni utilizzando partimage, che è un ottimo prodotto open source installabile pressochè in tutte le distribuzioni Linux o presente in un apposito CD Live (parted magic) scaricabile liberamente dalla rete.

Anche il secondo disco fisso, un SSD da 32 GB, è impegnato per i primi 4 GB, ma stranamente il BIOS non consente l'avvio con l'MBR sul secondo disco e quindi con un eventuale altro sistema operativo installato sulla restante parte non allocata di 26 GB. Quindi la situazione risulta la seguente:

sdb1   0x84 (Hibernation, OS/2 C: Hidden)     3,99 GB
sdb2   Non Usato                             25,82 GB

Infine, per non farmi mancare niente, ho masterizzato il DVD di ripristino di Windows 7, perchè non si può mai sapere.



La metamorfosi, passo dopo passo

AVVERTENZA: tutte le operazioni seguenti vengono eseguite a rischio e pericolo dell'esecutore, lo scrivente declina ogni responsabilità diretta o indiretta sulle conseguenze degli interventi descritti. I procedimenti indicati sintetizzano, infatti, a solo scopo di promemoria, i passaggi essenziali effettuati, tralasciando quanto per lo scrivente viene ritenuto ovvio e/o superfluo.

Dopo aver provato diverse distribuzioni Linux a 64 bit, mi sono accorto che questo computer non è molto tenero nei confronti del pinguino. Diversi piccoli e grandi inconvenienti si sono verificati nel corso di queste prove: dalle distribuzioni che si sono rifiutate di avviarsi per problemi di boot, al fatto di dovere ripristinare la luminosità del video tramite il tasto F3, fino a dovere commutare tra i terminali virtuali con la particolare combinazione di tasti ctrl-fn-alt-Fx. In tutto questo peregrinare mi sono trovato abbastanza bene con Xubuntu 12.04 e 12.10 a 64 bit, ed ho deciso quindi di provare ad installarla. Rimane solo (per il momento) il problema del ripristino della luminosità del video con il tasto F3


Passo 1 - Rimozione del finto RAID
HP vende il prodotto con preimpostato un RAID finto (del tutto superfluo) tra i due dischi da 500 GB e 32 GB. Conviene sbarazzarsi subito di questo inutile fardello. Avviare, con l'aiuto di un lettore esterno di DVD, la distribuzione Linux Xubuntu 12.04 64 (o la 12.10); premere il tasto ESC subito dopo l'accensione per scegliere il dispositivo di boot. Dopo alcuni secondi dal boot, quando la luminosità del video si azzera, ricordarsi di premere alcune volte il tasto F3 per vedere l'output grafico sul video (risolveremo più avanti questo inconveniente). Aprire, quindi, un terminale e digitare il comando:

 sudo dmraid -E -r /dev/sda

Riavviare il computer. Dovrebbe visualizzarsi un invito a premere Ctrl-I per il fatto che il sistema RAID si trova in uno stato non definito. Appena premuta la combinazione di tasti suggerita appare la seguente schermata:



Scegliere l'opzione 3 (Reset disks to Non-RAID). Lasciare che Windows 7 si riavvii e sistemi automaticamente alcuni problemi per il ripristino del disco C:. Non state a preoccuparvi se vi sembra che scorrano troppe righe di correzione sul terminale, è del tutto normale, anche se a me era venuta un po' d'ansia.


Passo 2 - Riduzione partizione Windows
E' arrivato il momento di recuperare un po' di spazio per Linux. La quantità è soggettiva e dipende dalle proprie esigenze. Io ho deciso, tanto per cominciare, di lasciare fare a Windows.
Ho proceduto prima con la deframmentazione della partizione da 446 GB (sda2 - D:) e poi con la massima riduzione proposta da Windows stesso, ritrovandomi con circa 200 GB liberi e non allocati, più che sufficienti per le mie sperimentazioni.


Passo 3 - Salvataggio della partizione sda3
Spegnere il computer e riavviarlo dal CD Live Xubuntu, con la solita procedura, e avendo l'accortezza, questa volta, di inserire il cavetto di rete nella presa RJ45 a sinistra nel computer. Quando sarà necessario verranno, infatti, scaricati dalla rete i driver per il corretto funzionamento della rete wireless.
Adesso inizia una fase più articolata in quanto è necessario spostare altrove una delle quattro partizioni primarie per potere creare una grande partizione estesa dentro cui gestire tutte le nuove partizioni necessarie. Dopo attente riflessioni e qualche verifica su Google ho deciso di lavorare sulla partizione sda3 (Recovery). Apparentemente sarebbe stato più conveniente lavorare sulla sda1 o sulla sda4, in quanto molto più piccole, ma il loro ruolo mi è sembrato troppo intimamente legato al funzionamento giornaliero del computer sotto Windows.
Presa la decisione, si possono seguire 3 metodi (Modi A, B, C), tutti efficaci, ma differenti nei tempi e nelle quantità di spazio occupato. In ogni caso serve uno spazio su disco sufficiente (21 GB) per parcheggiare la partizione sda3. La parte non allocata del secondo disco (sdb2 26 GB) sembra fatta apposta per questo scopo.
Avvio gparted e procedo alla formattazione di sdb2 con il file-system reiserfs, ma anche altri tipi di file-system andrebbero bene lo stesso (ext3, ext4). Questi 26 GB serviranno, in questa fase, come area di parcheggio della partizione sda3.


Passo 4 - Eliminazione di sda3 e creazione della partizione estesa
Una volta messa al sicuro la copia dell'immagine della partizione di Recovery (sda3) si può tranquillamente procedere alla eliminazione della partizione sda3. L'area liberata si somma, fortunatamente, a quella liberata precedentemente da Windows.
Trasformiamo, con l'aiuto di gparted, tutta quest'area non allocata in partizione estesa. Al suo interno creeremo le seguenti partizioni:

  sda5   NTFS     22 GB
  sda6   swap      4 GB
  sda7   ext3    200 GB

La partizione sda5 verrà usata per ripristinare la partizione di Recovery. La partizione sda6 servirà da swap ed eventualmente potrà essere raddoppiata se il computer dispone di 8 GB di RAM anzichè 4. La partizione sda7 verrà gestita a piacere, eventualmente frazionandola ulteriormente, per le installazioni di Linux.


Passo 5 - Ripristino della partizione ex-sda3
A seconda del metodo utilizzato al Passo 3 si dovrà utilizzare il Modo corrispondente per il ripristino della ex partizione sda3 che andrà ad essere collocata, adesso, nella partizione sda5.

Un suggerimento: qualunque metodo abbiate utilizzato, custodite accuratamente i file immagine della partizione di Recovery, ex-sda3, perchè non si può mai sapere. Soprattutto, non lasciateli su sdb2 su cui, tra poco, verrà installato Linux!


Passo 6 - Installazione di Ubuntu
Per l'installazione di Xubuntu basta seguire le procedure standard badando ai seguenti punti:

Ad installazione finita, riavviare senza il CD e ricordarsi di premere F3 quando la luminosità del video si attenua. Non crederete ai vostri occhi quanto poco tempo impiega il sistema operativo ad avviarsi dalla partizione SSD sdb2.


Passo 7 - Risoluzione del problema del tasto F3
Dopo avere acquisito i diritti di amministratore, inserire la riga seguente nel file /etc/rc.local, subito prima della riga con exit 0:

echo 5 > /sys/class/backlight/acpi_video0/brightness

Il valore 5 rappresenta un livello intermedio di luminosità del video. I valori possono essere scelti da 1 a 10.
Al prossimo riavvio il problema del tasto F3 non si ripresenterà più.

Su Linux Mint Olivia ho risolto il problema modificando anche nel file /etc/default/grub la riga:

GRUB_CMDLINE_LINUX=""

in

GRUB_CMDLINE_LINUX="acpi_backlight=vendor"

ed eseguendo poi come amministratore il comando:

update-grub

Dovendo gestire manualmente la fase di grub, come nel caso di Grub1 (menu.lst), l'obiettivo è quello di inserire nella riga di avvio del kernel la stringa:   acpi_backlight=vendor.


Passo 8 - Problema del lettore di schede SD
A causa di un bug, presente nel driver Realtek 5289 per Linux, il lettore di schede di memoria SD non funziona correttamente, in particolare con le schede ad alta capacità (SDHC).
In attesa della soluzione da parte di Realtek, ho trovato in rete una versione corretta del driver (rts_bpp) che, per maggior comodità, è possibile scaricare direttamente da qui, oppure tramite il comando:

wget http://planet76.com/drivers/realtek/rts-bpp-dkms_1.1_all.deb

A questo punto è sufficiente eseguire in un terminale, con i diritti di amministratore, i comandi seguenti:

apt-get install dkms                (probabilmente dkms è già installato)
dpkg -i rts-bpp-dkms_1.1_all.deb
echo 'DRIVERS=="rts_bpp", ENV{ID_DRIVE_FLASH_SD}="1"' | sudo tee -a /lib/udev/rules.d/81-udisks-realtek.rules
modprobe rts_bpp

Non dovrebbe essere necessario riavviare il computer, come è tradizione di Linux, ma se necessario riavviare il sistema ed il problema sarà risolto.

Per risolvere questo bug ho utilizzato con profitto questo articolo: Realtek Card Reader RTL8411 Device 5289. Ho verificato il corretto funzionamento con le distribuzioni Xubuntu 12.04 e 12.10 a 64 bit e Aptosid 2012.1 a 32 bit. Suppongo che soluzioni simili possano essere trovate in rete per le altre distribuzioni.
Il driver 5289 che Realtek ha fornito a Microsoft funziona, invece, correttamente come si può constatare avviando Windows 7.



Note e Commenti


















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Labile e' il ricordo dei benefici ricevuti; tenace quello delle ingiurie.
Seneca

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