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GRUB 2
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GRUB 2

GRUB, acronimo di Grand Unified Bootloader, è stato per tanti anni il modo più diffuso per gestire il boot nei sistemi Linux. E' divenuto, per questo, un riferimento per gli amministratori che si sono, quindi, abituati alle svariate operazioni di configurazione ed anche a tutti i trucchetti messi a punto nel corso degli anni.

Il suo successore, GRUB 2, è più flessibile e più completo, ma i suoi file e le procedure di configurazione sono molto diversi, tanto da avere ingenerato, fin dall'inizio, parecchia irritazione presso molti utenti che non hanno subito accettato di buon grado la necessità di un così drastico cambiamento.

I cambiamenti piu visibili e rilevanti per gli utenti finali comprendono la possibilità di eseguire script con istruzioni per il controllo di flusso ed il supporto UUID (Universally Unique IDentifiers). Si tratta di codici che vengono assegnati a ogni dispositivo di memoria del computer: il loro uso puo rendere più efficiente la gestione di molti dispositivi interni ed esterni, specialmente se si trovano installati più sistemi operativi diversi.

Un'altra caratteristica interessante è che Grub 2 puo essere installato o reinstallato ogni volta che sia necessario, esattamente come qualsiasi altro pacchetto software della distribuzione usata. Comunque, se si ha l'intenzione di installare diverse distribuzioni Linux, è possibile avere una partizione /boot dedicata e formattata con il filesystem ext3, in modo da evitare qualsiasi problema di compatibilità tra le diverse procedure di boot.

Nella vecchia versione di GRUB tutti i file necessari erano nella cartella /boot/grub/, incluso il famoso file menu.lst che, letto durante l'avvio, visualizzava i suoi contenuti sotto forma di menu di selezione per l'utente. Questo file doveva essere accuratamente preparato dall'amministratore, tramite un normale editor, tenendo presente le varie esigenze dei sistemi operativi da avviare.

In GRUB2 il lavoro di preparazione del menù grub.cfg avviene automaticamente tramite il programma upgrade-grub che utilizza una serie di informazioni conservate in apposite cartelle. Questa procedura garantisce, tra l'altro, che non vengono commessi banali errori di digitazione nella stesura del file di configurazione.



Come si vede nella figura, GRUB 2 ruota attorno al programma upgrade-grub ed utilizza dei file contenuti in 3 cartelle:

Questo significa che se si desidera modificare il menu di GRUB (grub.cfg), prima si dovranno modificare gli script esistenti o crearne di nuovi, e poi si avvierà l'aggiornamento automatico del menu. Questa modalità operativa è più simile al classico LILO che al vecchio GRUB (legacy) che consentiva delle modifiche del menu al volo.

Data la collocazione dei vari file, è ovvio che per eseguire tutte le varie operazioni di manutenzione è necessario avere i privilegi di root. Gli script predefiniti, contenuti in /etc/grub.d, hanno dei nomi che possono variare da distribuzione a distribuzione, ma ciascuno di essi deve avere un prefisso numerico di due cifre che serve a definire l'ordine di esecuzione, e quindi l'ordine delle corrispondenti voci del menu, quando Grub 2 viene compilato. Se, per fare un semplice esempio, nella cartella /etc/grub.d ci sono solo tre script, 10_debian, 20_ubuntu, 30_fedora, nel menu iniziale all'avvio si vedranno elencate le tre voci in quest'ordine: Debian, Ubuntu, Fedora. L'immediata conseguenza di questo fatto e che, se non piace l'ordine in cui le voci create al momento dell'installazione vengono presentate, si possono riordinare semplicemente rinominando i relativi script con i prefissi numerici opportuni.
Alcuni di questi script hanno più o meno la stessa forma per qualsiasi installazione Linux: il primo di questi (si noti il prefisso del suo nome) è 00_header; questo script, indispensabile, ha la funzione di avviare i lavori scandendo tutti gli altri script necessari alla configurazione. È inoltre fondamentale la presenza degli script: 10_linux, 20_memtest86+, 30_os-prober (almeno per le derivate da Debian) e 40_custom.


















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