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ComputerDidattica
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Il Computer nella Didattica

  Il Computer è il più efficace strumento pedagogico
perché rende impossibile non imparare

( Da una lettera di ISAAC ASIMOV del 1982 )


Trent'anni fa, circa, così si esprimeva Asimov a proposito del computer nella didattica e fa una certa impressione notare il grado di veridicità di alcune sue affermazioni/predizioni. Nel brano qui riportato, l'effetto grassetto dei passaggi più significativi è stato introdotto dallo scrivente.
In coda alla lettera alcune note biografiche sull'autore.


Supponete di acquistare un computer per giocare a scacchi. Voi digitate la vostra mossa e lui fa la sua. Forse non vi rendete conto che avete in mano un qualcosa che rappresenta una mutazione ancora più importante per la società di quanto non abbia rappresentato la macchina a vapore. Rifletteteci un momento. Vi piace giocare a scacchi. Non siete molto bravi ma vi piace lo stesso. Con il computer potete giocare a scacchi e divertirvi. E' una bellissima cosa ma ne ottenete solo un divertimento. E' solo un gioco. Cosa c'è di così importante ?
Pensate che per la prima volta potete giocare quando vi pare; in qualsiasi momento. Non dovete convincere qualcuno a giocare con voi, né difendervi dalle pressioni di chi vuole farvi giocare vostro malgrado. Il computer è a vostro servizio e non ha desideri propri. Non sospira e non fà smorfie quando fate una mossa sbagliata. Né vi prende in giro quando perdete o si scusa quando vincete. E non fà neanche il prezioso, rifiutando di giocare se perdete troppo spesso o se vincete troppo spesso. Non gli capita neanche di chiedervi in tono sarcastico se avete l'intenzione di fare una mossa prima di morire di vecchiaia se state riflettendo a quello che vi conviene fare.
Non avete mai giocato a scacchi in condizioni cosi favorevoli fino ad oggi. Potete riflettere, attendere e perfino interrompere la partita per riprenderla dopo, il computer vi aspetterà. E se il programma del computer non lo rende miglior giocatore di voi, potete anche vincere una volta su due. In pratica, finirete per afferrare alcuni dei metodi di gioco del computer e migliorerete man mano con l'esperienza. Quando comincerete a vincere più spesso, potete procurarvi un miglior programma per il vostro computer. In sintesi, giocando e divertendovi, ciò che fate in realtà è imparare a giocare meglio.

E' impossibile espletare una qualsiasi attività con un contenuto intellettuale, in maniera concentrata ed interessata senza imparare. Quando un computer ve lo consente alle vostre condizioni, quando ne avete voglia, a modo vostro, con concentrazione ed interesse, come potete fare a non imparare? Il computer è il più efficiente strumento pedagogico mai inventato perché con lui è impossibile non imparare. Un professore può essere insensibile, dei libri possono essere noiosi, ma un computer produce un sistema nel quale contate solo voi. E non potete essere insensibile o noioso con voi stessi. Con il progresso attuale dei computer è vicino il giorno (sempre che la nostra civiltà non muoia della propria follia) in cui ogni famiglia possiederà il proprio computer domestico con un sistema complesso e completo di ricerca dell'informazione. Ciò implica un certo numero di cose. Potete ottenere quello che vi occorre per la vostra vita quotidiana, che si tratti di dati o dei prezzi del magazzino locale, delle informazioni o dei risultati sportivi. Potete ottenere quello che vi occorre per la vostra vita professionale di tutti i giorni: rapporti della Borsa, informazioni dall'ufficio, lettere ricevute ed inviate. Potete restare a casa e fare il vostro lavoro di ufficio o di officina in modo elettronico e se la complessità del vostro sistema ve lo permette, riunire perfino delle conferenze con un circuito chiuso di televisione. Il fatto più importante è di ottenere informazioni che desiderate per il semplice motivo che le desiderate. L'ultimo fattore è il più importante di tutti. Tutte le cose che un computer sa fare rendono più facili cose che abbiamo sempre fatto in maniera più difficoltosa. Possiamo sempre fare una telefonata o acquistare un giornale oppure andare in ufficio o allo stabilimento. Ma l'informazione inabituale? La soddisfazione di una curiosità? Possedete sicuramente dei libri ma non tutti i libri del mondo. Potete andare dal libraio ma non vi troverete neanche li tutti i libri. Ed il continuare la ricerca, fare degli sforzi sono cose che rischiano di sopprimere la stessa curiosità. Eppure verrà sicuramente il giorno in cui tutte le biblioteche del mondo, tutta l'informazione del mondo saranno messe sul computer; il giorno in cui verranno messi a punto dei sistemi di ricerca dell'informazione che consentiranno di ottenere, contro parole-chiave, degli elenchi di riferimento e successivamente, se la domanda è stata assai precisa, l'oggetto stesso di uno dei riferimenti. Desiderate conoscere la data di nascita di Pietro il Grande, o cosa sia la Donazione di Costantino, la funzione di Bessel, l'ultima informazione sui satelliti di Saturno, chi ha vinto a Wimbledon nel 1924 oppure quanto fa 562 diviso 75. Perché no?

Poi, da cosa nasce cosa. Una certa risposta può far nascere un nuovo interesse e provocare una diversione verso un altro soggetto. Non è forse quello che capita a scuola con un professore ? I libri non servono appunto a permettere questo? No. Un libro può solo dirvi quello che può dirvi. Se qualcosa nel libro vi fà nascere l'idea di qualcosa d'altro che non si trova nel libro, dovete cercarne un altro e non è detto che possiate farlo. Invece, se avete il vostro computer personale collegato ad una biblioteca su computer e se la vostra prima, innocente domanda vi ha condotto a farne altre, finite per aver preso conoscenza di passaggi di una dozzina di libri diversi, libri da far stampare ed eventualmente rileggere poi con calma. Ed anche in questo caso, avrete avuto conoscenza solo delle parti del libro che si riferiscono alla vostra domanda, in quanto il computer avrà fatto la cernita in funzione dei vostri bisogni. Solo in funzione dei vostri bisogni. Imparerete senza neanche sospettare che state imparando, in quanto se la cosa che stiamo facendo ci piace, non riusciamo a pensare che si tratti di imparare né di lavorare. Imparare è qualcosa che qualcuno vi impone ad un ritmo imposto, in un luogo, un tempo, una velocità che vi sono anche imposti? per lo meno è quello che siamo stati abituati a pensare. L'autoapprendimento con il computer potrà funzionare ? Non può non funzionare. L'autoapprendimento ha funzionato in passato per gente molto motivata, incredibilmente curiosa, infinitamente ambiziosa. Con l'ausilio di qualche libro ed una forza immensa, gente come Michael Faraday, Thomas Edison e Abraham Lincoln e gente come loro si sono elevati così in alto. Ma quale legge cosmica ha stabilito che questo processo deve essere così difficile, che solo i geni riescono a superare gli ostacoli? Supponiamo invece che ognuno di noi abbia la possibilità di procurarsi un libro o una informazione semplicemente segnalando il proprio desiderio. Allora gente con molto meno sale in zucca rispetto a Faraday, Edison e Lincoln potranno realizzare qualcosa. Non saranno geni, ma lavoreranno vicino al limite del loro potenziale e non è da disprezzare.

Però, quanta gente ha voglia di imparare ? Forse che la maggioranza della gente non è semplicemente incapace? No. La gente ha difficoltà ad imparare perché ha raramente avuto la possibilità di imparare alle proprie condizioni. Ai ragazzi, a scuola si insegna senza immaginazione, si trattano materie che a loro non interessano o materie che sono suscettibili di interessarli ma in modo che non desta il loro interesse oppure peggio ancora, materie per le quali il loro interesse spontaneo è stato soppresso. Tuttavia, se la gente usa l'informazione su computer allo scopo di imparare esattamente quello che desidera imparare e nulla di più, chi ci dice che questo apprendimento avrà la minima importanza ? Che cosa conta che orde di persone vogliano conoscere solo i risultati di tennis o la vita privata degli attori del cinema? Anche se cosi fosse, da cosa nasce cosa. I risultati di tennis possono condurre a chiedersi quali siano le leggi che regolano il movimento dei corpi. La vita privata degli attori può condurre all'interesse per il Cinema. E se cosi non fosse? Nel peggiore dei casi, non ci è costato nulla in quanto tutti gli sforzi fatti per insegnare qualcosa di utile alla gente non sono serviti a nulla. La gente vuole che le si insegni solo le cose che vuole imparare. Pensate al vostro caso personale. E osservate un po' cosa succede attorno a voi. Tutti vogliono andare a scuola e studiare matematica, storia, geografia, letteratura ed altri soggetti degni di stima eppure messi tutti assieme, non riuscirebbero neanche a risolvere un test di quarto grado. E peraltro, l'educazione su computer rischia di creare una cultura chiusa nella quale ognuno si servirà del terminale per conoscere solo le cose che gli interessano e ciò sopprimerà tutti i contatti umani. E' impossibile. Anzitutto, non è vero che tutte le cose che eccitano la nostra curiosità possano essere ottenute da informazioni congelate. Ci sono soggetti che richiedono il ricorso al mondo esterno: lavoro di laboratorio, lavoro sul campo, parlare in pubblico, recitare, fare sport. L'apprendimento col computer non si sostituirà all'apprendimento tradizionale e non deve farlo. Anzi, gli studenti saranno più favorevoli all'interazione umana perché non sarà più l'unico modo di istruzione disponibile. Troveranno la classe più interessante, consci che se qualcosa eccita la loro curiosità durante la lezione, potranno sempre approfondirla dopo, grazie al computer. Inoltre, anche se non esistesse l'istruzione tradizionale, l'uso del computer non innalzerebbe necessariamente un muro attorno allo studente affascinato dalla propria curiosità. Non è così che funziona la cosa. Disponiamo già di uno strumento capace di innalzare un muro attorno ad una persona, è la televisione che ha i suoi devoti che siedono passivamente per ore ed ore ogni giorno. E' ciò un ostacolo all'interazione umana? Può esserlo ma non deve esserlo necessariamente. Pochi programmi hanno captato l'immaginazione dei giovani come «Star Trek». E' diventato quasi un culto, ha fatto nascere delle convenzioni. La prima volta fu organizzato per 250 persone e ne vennero 1.400, la seconda volta, per 2.000 e ne vennero 4.000, tutte estremamente eccitate ed interessate nel prossimo, in quanto vivevano tutte nello stesso mondo fantastico. L'entusiasta è sicuramente un missionario. Qualsiasi giovane che trovi nell'Informazione, qualche soggetto esoterico, cercherà di mettersi in contatto con le altre persone che subiscono lo stesso fascino. Se non li trova, si sforzerà di predicare e di convertire. Ed è una cosa interessante e giusta. Disponendo del dovuto tempo, qualsiasi studente che abbia estratto da un computer tutto quello che può su un dato soggetto, comincerà a sforzarsi di apportare un nuovo contributo proprio; ed è cosi che comincia la ricerca, se l'interesse è abbastanza vivace e la curiosità abbastanza forte.

Pur avendo detto tante cose, non abbiamo però ancora precisato il significato profondo dell'educazione col computer. Più su, in quest'articolo, viene affermato che lo sviluppo dell'educazione con computer era soggetto alla non-distruzione della nostra civiltà vittima della propria follia. Una delle follie che ci garantirebbero la distruzione inevitabile sarebbe il fatto di lasciar crescere all'infinito la popolazione mondiale. Sulla terra, ci sono adesso quattro miliardi ed un quarto di abitanti; nonostante il declino delle riserve di cibo, acqua, energia, la popolazione mondiale continua ad accrescersi di 185.000 persone al giorno. Il mondo comincia a rendersi conto del pericolo e dell'antidoto. Occorre diminuire il tasso delle nascite. L'Europa Occidentale ha praticamente raggiunto il livello zero, gli Stati Uniti vi si avvicinano, la Cina si sforza di raggiungerlo e perfino il Terzo Mondo comincia a svegliarsi in questo campi. Supponiamo di trovare l'antidoto. Se raggiungiamo un tasso di natalità ridotto per la prima volta nella storia e associamo questo fattore alla tecnologia ed alla medicina avanzate, otterremo, anche per la prima volta nella storia, una popolazione che invecchierà rapidamente. Avremo una percentuale altissima di persone che avranno raggiunto l'autunno della vita e la più piccola percentuale di persone che ne vivranno la Primavera. E' un fenomeno che alcuni possono temere; molti ritengono che le persone anziane sono bisbetiche, stupide, noiose e che manchino di visione. Gli stessi suppongono che solo i giovani sono coraggiosi, forti, creativi, dinamici e produttivi. Capiterà allora che il mondo abbia respinto il pericolo della sovrappopolazione solo per morire di un'altra morte fatta di invecchiamento? E' possibile che siano queste le due sole possibilità? Non lo ritengo. L'opinione che abbiamo degli anziani è frutto della educazione ricevuta e che è limitata alla gioventù. Il sistema educativo attuale è cosi inefficace che i giovani ne sono disgustati e lo sfuggono al più presto, non ci ritornano mai e ne conservano un ricordo odioso legato al periodo infantile. In questo modo, creiamo milioni di anziani che non hanno che un'esperienza deformata dell'educazione. E se per caso ci sono delle persone anziane che vogliono apprendere qualcosa, qualsiasi cosa, non disponiamo di istituzioni sociali abbastanza vigorose per accoglierli. Ma cosa succederà quando si sarà diffusa nel mondo l'educazione col computer? Se verrà offerta ai giovani la possibilità di soddisfare la propria curiosità impiegando uno strumento che dà loro accesso all'informazione mondiale e ricerca dei soggetti specifici su richiesta, perché mai un tale sistema dovrebbe limitarsi ai soli giovani. E d'altronde, anche se all'inizio solo i giovani si servissero di questo sistema, perché mai, quando non fossero più tanto giovani dovrebbero riprendere le vecchie abitudini ed abbandonare il sistema non appena raggiunta una certa età? La gente che ama il golf o il tennis o la pesca o l'amore, da giovani, non abbandonano l'attività amata quando raggiungono 35, 40 o 50 anni o qualsiasi età determinata. Continuano a praticarla con lo stesso entusiasmo per lo meno fin quando sono fisicamente capaci di farlo. Per l'apprendimento succederà la stessa cosa. Può sembrare strano di trattare l'apprendimento assieme alle attività che evocano lo svago ed il piacere, ma si dà il caso che apprendere sia un piacere. Per coloro che imparano nonostante il catastrofico sistema educativo che abbiamo, l'apprendimento è il maggior piacere al mondo, un piacere che dura più a lungo di qualsiasi altro piacere. Sarà ancora più vero quando l'apprendimento dipenderà solo dalla propria voglia ed uno potrà imparare quello che gli piace, quando gli pare e come gli pare; imparare una cosa oggi, una domani, a volontà, seguire il cammino della curiosità, alla velocità che gli conviene. Le menti che vengono continuamente esercitate e stimolate da nuovi interessi non invecchiano mai. La morte viene dopo, quando il fisico cede e con lui anche la mente pur attiva e vigorosa. I computer personali sono con noi. Li conosciamo sempre meglio ed impariamo sempre meglio a servircene; e saranno sempre più collegati alle varie fonti di informazioni disponibili. E i risultati? L'umanità avrà più profondità intellettuale e più varietà di quanto sia mai accaduto finora. Sarà un mondo molto eccitante, stimolante ed effervescente che vedrà una continua competizione intellettuale fra fonti di interessi e fra gli uomini per trovare per primo la nuova idea, il miglior libro, la nuova verità, il dispositivo più efficiente. Guarderanno indietro, all'età che avrà preceduto i computer personali, all'infanzia della specie umana; e considereranno che i computer personali avranno rappresentato il passaggio dell'umanità all'età adulta. Ma quando ? Cosa sarà stato realizzato di tutto questo da qui all'anno 2.000 ? Dipende da quello che saremo capaci di fare; dal nostro buon senso e dalla nostra volontà di far sopravvivere la nostra civiltà. Se la nostra scelta si rivela corretta, quello che cambierà, che sia molto o poco, lo farà inevitabilmente nel senso che ho indicato.



Note biografiche su Isaac Asimov

Ufficialmente Asimov è nato il 2 gennaio 1920, nella cittadina di Petrovichi nella Repubblica Sovietica Federale Socialista Russa (la Russia zarista non esisteva più, ma non era ancora nata l'Unione Sovietica), circa 400 km a sud-est di Mosca e 16 km a est dal confine fra Russia e Bielorussia. Le registrazioni non sono però accurate, ed è possibile che sia nato in realtà prima, il 4 ottobre 1919.
La data di nascita di Asimov fu cambiata temporaneamente da sua madre in 7 settembre 1919 per permettergli di iniziare la scuola con un anno di anticipo. Quando diversi anni dopo Asimov scoprì questo piccolo trucco, insistette affinché fosse ripristinata la data del 2 gennaio 1920, che rimase la data ufficiale del suo compleanno.
La famiglia Asimov lasciò l'Unione Sovietica l'11 gennaio 1923 e arrivò a New York il 3 febbraio dello stesso anno. Isaac era figlio di Judah Asimov (1896-1969) e di Anna Rachel Berman Asimov (1895-1973), sposati nel 1918. Isaac prese il nome dal nonno materno, Isaac Berman. Aveva una sorella, Marcia e un fratello minore, Stanley.
Asimov ha sposato, in prime nozze, Gertrude Blugerman il 26 luglio 1942. Hanno avuto due figli, David (1951) e Robyn Joan (1955). La coppia si è separata nel 1970 e il divorzio è divenuto legale il 16 novembre 1973.
Asimov si è quindi risposato, con Janet Opal Jeppson, il 30 novembre 1973. Non sono nati figli da questo secondo matrimono. Vissero insieme, al 33mo piano di un appartamento su Central Park a New York, fino alla morte di Asimov avvenuta il 6 aprile 1992 per una crisi cardiaca. La salma è stata cremata e le ceneri disperse.

Asimov ha iniziato la sua carriera scolastica alla scuola pubblica 182 nel 1925. Frequentò quindi la East New York Junior High School 149, dove fu collocato in un corso di rapido avanzamento, e si diplomò nel giugno 1932. Entrò alla Boys High School e si diplomò nel 1935. Dopo pochi giorni di City College si trasferì al Seth Low Junior College di Brooklyn, che gli offrì una borsa di studio di 100 dollari. Il college chiuse, e Asimov si trasferì alla Columbia University, dove si laureò nel 1939 in chimica (a soli 19 anni). Dopo essere stato rifiutato da tutte e cinque le scuole mediche di New York, tentò il programma di livello master alla Columbia, ma anche qui fu rifiutato. Ottenne un anno di prova, e conseguì il master in chimica nel 1941. Nel 1948, dopo la guerra, ottenne il grado di Ph.D. in biochimica, sempre alla Columbia.
Asimov lavorò in diverse occasioni al negozio del padre, pasticciere; fece altri lavori, fra i quali il dattilografo per un professore di psicologia, chimico al cantiere navale di Filadelfia, insieme a Robert Heinlein e L. Sprague de Camp. Nel 1948 ottenne un lavoro alla Columbia come ricercatore, e la sua carriera accademica proseguì fino al grado di professore associato, nel 1955. Nel 1958 abbandonò l'insegnamento per diventare scrittore a tempo pieno. Ciononostante, nel 1979 la Scuola di Medicina lo promosse al grado di professore a tutti gli effetti.

Isaac Asimov si pronuncia
"Aisic Esimov", con la "s" dolce e la "o" chiusa. E' accettata anche la pronuncia "Aisic Esimof". Il nome è stato scritto con la "s" e non la "z" a causa del fatto che il padre di Asimov, emigrato negli Stati Uniti nel 1923, non conosceva bene l'alfabeto latino. Asimov ha scritto una poesia ("The Prime of Life") in cui rimava il suo cognome con "stars above". Asimov suggerisce di pronunciare il suo cognome come la frase "Has Him Off" togliendo le "h".



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Vi è da dire in pro della stupidità più di quanto non si crede. Personalmente ho una grande ammirazione per la stupidità. Sarà probabilmente per un senso di solidarietà.
Oscar Wilde

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